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In questa nuova fase della mia vita – come ho scritto anche negli articoli dove parlo di un mio nuovo inizio ed in quello dove spiego il motivo per il quale, per me, i soldi servono solo per pagare le bollette, ma le soddisfazioni sono altre – voglio veramente lavorare solo ed esclusivamente per dare un valore concreto e tangibile a chi crede in me, a chi vuole usufruire dei miei servizi di consulenza strategica sul web (sia in termini di sviluppo che di marketing). 

Probabilmente non sarò più “per molti”, ma questa scrematura non mi fa paura. Dico che non sarò più per molti, perché per dare dei risultati reali c’è bisogno di un grande impegno e di lavorare a braccetto con ogni cliente che deciderà di farsi seguire; per questo i costi non possono essere quelli del ragazzetto sotto casa o della multinazionale che segue centinaia di progetti contemporaneamente (facendo semplicemente carne da macello, spolpando più soldi possibili ai mal capitati).

Ti è mai capitato di girovagare su qualche e-commerce (quindi non sul tuo) per acquistare qualcosa? Lo so, la domanda è retorica… a chi non è mai capitato di voler acquistare qualcosa online?

A questo punto continua a leggere solo se la tua risposta alla prima domanda è SI (se hai un e-commerce e non hai mai acquistato online, non meriti di sapere XD)

In ogni caso a me capita spesso. Un’altra cosa che mi capita spesso è quella di abbandonare il carrello in fase di acquisto per varie ragioni:

In questa mia nuova avventura lavorativa (o per meglio dire, approccio lavorativo) ho deciso di mettere al primo posto il CLIENTE, ma non nel senso comune che stai pensando. Di solito si crede che il cliente ha sempre ragione, beh… non sono per niente d’accordo. A volte il cliente ha delle pretese assurde che non possono essere esaudite. In un accordo cliente/fornitore, così come tra madre/figlio, tra amici, tra colleghi, tra marito e moglie, etc… ci vuole educazione e rispetto.

Ultimamente mi è capitato un episodio davvero paradossale e colgo l’occasione per raccontartelo così da farti capire perché il cliente NON ha sempre ragione (anzi, spesso e volentieri non ce l’ha per niente).

Dropshipping. Hai mai sentito questa parola? Se non sai di cosa sto parlando, te la spiego in maniera semplice con un esempio: se vuoi avviare un’attività di commercio online, ma non vuoi sostenere gli elevati costi di gestione (acquisto di un magazzino per conservare la merce, acquisto della merce, gestione delle spedizioni, gestione dei clienti, etc…), la soluzione potrebbe essere quella di rivolgersi ad un’azienda che già vende online – che fa dropshipping – e farsi creare un e-commerce completamente gestito in maniera automatica da loro.

I prodotti saranno importati automaticamente sul tuo negozio online, ed anche la gestione delle spedizioni e dei cliente verrà fatta direttamente dall’azienda madre. Tutto molto bello, non credi? Fermati, non ancora ti ho detto quali sono i compiti (in termini di costi e lavoro) che spettano a te.

In questi giorni mi sono ritrovato a parlare con un’amica che non sentivo da tantissimo tempo. Mi ha contattato perché tra pochi giorni inaugurerà una nuova attività col suo compagno e gli servivano dei consigli a riguardo. Giustamente chi apre un attività, per esempio, di infissi, di certo non può essere un esperto di marketing e fa bene a rivolgersi a qualcuno che faccia questo di professione.

La maggior parte delle volte, tuttavia, capita di rivolgersi ad amici, parenti (ed al cugino, del fratello, dell’amico) per il semplice fatto che non bisogna pagarli, anche se, in realtà, di marketing non ne capiscono un tubo!

A volte (anzi spesso) mi chiedo come sia possibile affidare le chiavi del successo della propria attività a qualcuno che non ha nessuna competenza in merito e, a tal proposito, mi viene da citare una frase famosa che dice “Pensi che un professionista ti costi troppo? Non hai idea di quanto ti costi un incompetente”.

Torniamo, però, al vero motivo per il quale ho deciso di scrivere questo articolo. Dicevo che sono stato contattato da questa mia carissima amica perché gli serviva una mano a creare una pagina facebook, eventualmente un sito web, etc… etc…

La prima cosa che le ho chiesto è come si chiamasse l’attività commerciale e devo dire che non sono rimasto stupito quando me l’ha detto: l’iniziale del suo nome + & + iniziare del nome del suo compagno + serramenti e infissi. Per intenderci, se tu ti chiami Francesca ed il tuo compagno si chiama Pasquale, il nome dell’attività che ne fuoriesce è F & P serramenti e infissi.

Non ne sono rimasto sorpreso perché è quello che fanno il 90% delle persone.

Quando le ho fatto notare che il nome fosse poco leggibile ed intuitivo, specialmente per chi vede il logo (che mostra in grande le iniziali dei due nomi ed in piccolo il loro vero business) ho ricevuto di nuovo una risposta che mi aspettavo: il motivo di quelle iniziali nasconde un perché, una filosofia… Tutto molto bello, se non fosse per il fatto che questa filosofia la sanno solo loro!

È questo il punto! È questo il problema di chi avvia un business oggi: pensa a se stesso, al proprio ego, al fatto che il mondo stesse aspettando proprio lui per acquistare, ma non è così. Mi dispiace deludervi, ma non è così. Il mondo se ne frega di voi, della vostra attività, della vostra filosofia, di quello che pensate, di quello che mangiate, etc.. Le persone sono troppo prese da se stesse per pensare ad altro.

L’unico modo per catturare la loro attenzione è avere una comunicazione attenta ai loro bisogni, non ai nostri. È per questo che il marketing inizia prima del business, perché ogni passo è importante, a partire dal nome. Scegliere un nome facile da pronunciare, facile da ricercare online, intuitivo e piacevole da leggere, sta alla base per distinguersi dalla massa.

Allora quale poteva essere un nome indicato per il tipo di attività avviato dalla mia amica? Beh, la risposta non è semplice e nemmeno immediata proprio perché ci dev’essere uno studio dietro. Però le prime cose che mi vengono in mente sono: “infissi d’autore”, “Firenze infissi”, “infissi di qualità”, etc.. per intenderci, cose semplici ma d’impatto.

Nota per la mia amica: la tua storia mi è servita solo da input, ma sappi che non è un attacco nei tuoi confronti, anzi, ti ringrazio per essermi stata da musa ispiratrice per un concetto che volevo esprimere già da diverso tempo.